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lunedì 1 febbraio 2010

l'oceano

Dopo sei ore di viaggio in bus, in cui i giapponesi si lamentano pure perchè siamo troppo rumorosi, arriviamo al nostro bellissimo albergo.
Non c'è tempo per riposare: il peschereccio per la onsen stile Indiana Jones parte subito.
Le onsen sono le terme giapponesi, che si differenziano dalle nostre perchè sono più belle (>___<), più numerose e più a buon prezzo.
La nostra escursione all'onsen del cammello costa 4 euro circa.
Solitamente nelle onsen ci sono sezioni separate per uomini e donne, ma in quelle piccoline come questa si entra tutti insieme.
Per questo motivo bisogna indossare o il costume da bagno o il tipico yukata da immersione (normalmente in una onsen si entra in costume adamitico).

Beate, Alexandra e Vanessa non hanno voluto rinunciare a fare le tradizionaliste, ma io ho subito capito che 'sto yukata era una gran fregatura. Immaginate di immergervi nell'acqua bollente vestiti, uscire dopo 5 minuti per non svenire e ritrovarvi congelati in un nanosecondo, con l'unica alternativa la subitanea reimmersione.
La belissima escursione sul Pacifico ci riempie di allegria (^.^)v
Ecco la nostra stanza vista dal peschereccio.
Ed eccoci in tutta la nostra bellezza con il tipico yukata che si indossa negli alberghi tradizionali.
Prima di cena non può mancare un'oretta di karaoke.
La bibliotega di manga dell'albergo.
Il buffet. Lo sport preferito dei giapponesi sembra essere l'assalto al sushi. Con grande fatica riesco a conquistarne qualcuno.
Un bel tè per concludere in bellezza la serata.
A mezzanotte Michael si rituffa nella onsen, questa volta in una di quelle dell'albergo (per accontentare tutti gli ospiti, di solito le vasche vengono assegnate a rotazione a uomini e donne nel corso della giornata).

mercoledì 25 novembre 2009

prima il dovere

Il sole sorge su Nishigamo ancora addormentata.

Il programma di sabato prevede escursione sul monte Kurama seguita da relax in una onsen (le terme giapponesi). Kurama è il paesino del festival del fuoco (v. post di ottobre, Kurama no hi matsuri).

Il monte Kurama (570m) è da milioni di anni (così dice il dèpliant informativo) un monte sacro e nel corso dei secoli è stato riempito di templi. Tali incommensurabili distanze temporali ci lasciano basiti e Gabor cerca di riprendersi con il flauto appena acquistato.

Vanessa non si scompone e posa sorridente davanti al Niou-mon (porta dei guardiani).

Tahou-to (la pagoda sacra situata a circa un terzo dell'ascesa).

Il sentiero si snoda tra boschi di sugi.

Rara foto senza i moltissimi turisti che si inerpicavano faticosamente.

Qui siamo già a metà strada.

Arrivati all'Honden (sala principale) il panorama è meraviglioso.

Complesso dell'Honden, da qui parte il sentiero che conduce alla vetta.

La vetta non è panoramica, ma molto suggestiva.

Foto di gruppo sulle radici dei grandi cedri.

Da sinistra Vanessa, io, Gabor e Boris.

Foto in discesa inseguendo il sole.

Shourou

Solo Vanessa si rilassa, noialtri agitiamo come pazzi le nostre digitali.

Shimenawa (corda sacra) su un alberone del tempio Yuki.

Il pomeriggio ci raggiunge Heike e insieme finalmente andiamo alle terme.

Ecco l'ingresso della onsen di Kurama, con due simpatici giapponesi in yukata. Una onsen funziona così: si può pernottare o passarci un paio d'ore. Di solito uomini e donne vengono separati, perchè per entrare nella vasca con l'acqua termale bisogna spogliarsi completamente. Faceva piuttosto freddo, ma dopo pochi minuti in immersione "la testa comincia a squagliarsi" come ha giustamente notato Vanessa, allora bisogna uscire velocemente, fare una doccia fredda e rientrare. Tutto all'aperto! Fantastico, soprattutto quando si è messo a piovere.

I ragazzi si sono annoiati a morte e dopo una mezz'oretta sono andati a leggere il giornale.

Sul treno che ci riportava a Kyoto un altro momento magico: improvvisamente si sono spente tutte le luci per permettere ai passeggeri di emettere gridolini di stupore alla vista dei soliti momiji tutti illuminati.