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lunedì 15 febbraio 2010

Yasui Konpiragu

Per evitare che gli interessi di duemila templi entrino in conflitto, è vitale diversificare l'offerta.
Lo Yasui Konpiragu, a Gion, aiuta a realizzare i desideri con un approccio ludico. La specialità del tempio è la rottura: chi vuole farla finita con una persona, una brutta abitudine o una malattia (in assenza di cose o persone con cui rompere va bene anche una richiesta generica) scrive il proprio desiderio su un foglietto, si infila in un cuniculo, esce, rientra, riesce coperto di fango (piove) e infine appiccica il foglietto in cima al mucchio.

Ennesimo rituale propiziatorio completato con successo!

giovedì 11 febbraio 2010

confine

La strada per il Kyomizudera era un tempo sinonimo di ultima strada. Da qui passavano infatti tutte le processioni funebri per la "terra dei morti", una vasta area in cui venivano sepolti i defunti senza nome. Il Rokudo-chin-noji, il tempio del pozzo, si affaccia proprio su questa strada e segna ancora oggi il confine tra questo e altri mondi (almeno sei! quattro di cui inferi .... "roku" significa sei e "do" strada).

I sonori rintocchi della Mukaegane, la campana del tempio, si possono sentire in tutti e 6 i mondi e portano la voce dei vivi nell'aldilà.

yappari 17 (pozzo)

Inuyasha by Takahashi Rumiko, all rights reserved

E anche il pozzo verso altri mondi di Kagome esiste davvero! Si trova al Rokudo-chin-noji, un delizioso tempio buddista vicino a Gion.
Secondo la leggenda Ono no Takamura, poeta e studioso vissuto 1.200 anni fa, si recava ogni notte, attraverso il pozzo, nel regno degli inferi, per assistere il re Yama (Enma Dai-o) nel giudizio delle anime dei defunti.

giovedì 21 gennaio 2010

case di kyoto

Secondo un detto popolare Kyoto sarebbe stata risparmiata dalle bombe americane nella seconda guerra mondiale solo per poi venire distrutta dai giapponesi. Dagli anni '60 la città, che fino ad allora era quasi interamente in legno, è stata cementificata a tutto spiano, grazie a piani regolatori flessibilissimi e alla passione per i modelli di vita occidentali.
Grandi condomini si alternano a case tradizionali, che però negli ultimi anni sono in fase di riscoperta.

Le case tradizionali di Kyoto si chiamano kyo-machi-ya e sono ancora circa 30.000.
Sulla strada di solito si trovava l'attività commerciale, mentre la famiglia viveva sul retro, che era lungo 4 o 5 volte la facciata ("camere da letto per anguille" era il nomignolo in voga un tempo).

Le machiye sono più costose di un prefabbricato tirato su in pochi giorni, sono fredde e umide, ma soprattutto a Gion e nel quartiere tessile di Nishijin si cerca di riciclarle non solo come abitazioni private, ma anche come caffè, atelier e laboratori per artisti.

Prima di questa piccola rinascita le machiye non valevano nulla, dato che in Giappone - un paese colpito regolarmente da terremoti e tsunami - il terreno vale molto di più di quello che ci sta sopra. Il numero delle machiye abbattute ogni anno è comunque significativo. Tristezza!

lunedì 11 gennaio 2010

yappari 12 (scale)

Fioccano altre conferme: le scale di Chihiro si trovano in realtà a Gion ^0^

Sen to Chihiro no Kamikakushi, Miyazaki Hayao, all rights reserved

venerdì 8 gennaio 2010

visite obbligatorie 2

Tra i templi che il turista deve assolutamente vedere a Kyoto c'è il Kiyomizudera (v. post 28 novembre). La passeggiata per raggiungerlo comincia al solito Yasaka di Gion. Il passaggio da un anno all'altra implica superlavoro e superguadagni per i templi: sopra gli omikuji con responso funesto che vengono affidati alla divinità.
Altro portafortuna molto amato sono gli ema, tavolette votive su cui i fedeli esprimono i propri desideri. Quest'anno, secondo lo zodiaco cinese, è l'anno della tigre, da cui il merchandising mirato.

Anche il 4 gennaio lo Yasaka era affollato.

Inizio del percorso verso il Kiyomizudera.

Le visite al tempio di inizio anno sono un'occasione per sfoggiare l'abito buono. Ecco due pucciosissimi con guidatore di risciò.

Il Kiyomizudera è in collina, e le due rampe di scale per raggiungerlo si chiamano ninenzaka e sannenzaka. "Ninen" vuol dire due anni e "sannen" tre: secondo la tradizione chiunque ruzzoli di sotto sarà condannato rispettivamente a due o tre anni di sfortuna.

Lungo il percorso ci sono però negozi specializzati che vendono appositi amuleti protettivi ^0^

Ecco il bellissimo ingresso che l'ultima volta non avevo visto bene, causa folla e oscurità.

Vista su Kyoto.

Ragazze in kimono che si purificano prima di accedere al luogo sacro.

Ed ecco la classica foto con le palafitte.


I templi sono luoghi molto amati anche dai giovani trendy: non è raro vedere ragazze carinissime in kimono accompagnate da tipacci paurosi, tutti con i loro bravi amuleti in mano.

Il Kiyomizudera offre moltissimi rituali beneauguranti: ad esempio le tre cannelle di acqua sorgiva dell'otowa-no-taki. Una dona la bellezza, una l'intelligenza e una lunga vita, oppure salute, successo e amore... le fonti discordano. Il fedele non dovrebbe sceglierne più di due, chi beve tre volte pecca di ingordigia!
Noi abbiamo bevuto solo una volta, tanto per non sbagliare!

giovedì 7 gennaio 2010

yappari 9 (Black Stone)

Un altro momento topico!!!!!!!

Passeggiando per le vie di Gion - e grazie ai 1000 rituali portafortuna completati nelle nostre visite ai templi - mi cade l'occhio su un distributore di sigarette e non può che partire l'urlo "Le sigarette di Yasuuuuu!". Mi faccio immortalare subito con tanto di occhi pesti da rockstar maledetta.

Nana by Yazawa Ai, all rights reserved

mercoledì 6 gennaio 2010

San Silvestro

La sera di San Silvestro inizia con un tragico dubbio, costante accampagnatore del turista in Giappone: che ci sarà scritto sul menu?
Il primo ristorantino è promettentissimo, ma riceviamo solo un pezzettino di carne a testa. Usciamo con lo stomaco vuoto e il portafogli in lacrime.

La fame ci costringe a comprare un dango (dolcetto di riso gommoso) per strada.

Rimaniamo in zona Gion, ma per essere l'ultimo dell'anno è un deserto.

Fa freddissimo.

Spiamo i ricconi che mangiano a quattro palmenti nei ristoranti di lusso sul canale Shirakawa.

Alla fine ci fermiamo in un altro bellissimo ristorantino, dove veniamo ulteriormente spennate senza sapere che quello che abbiamo ordinato è un oden, il tipico bollito invernale, che anche negli stand allestiti attorno ai templi costa carissimo.

Prima tornare a respirare la frizzante aria di San Silvestro, rimaniamo un attimo vicino alla caratteristica stufetta che un solerte cameriere avvicina premurosamente alle nostre schiene gelate.

A Capodanno i giapponesi festeggiano nei templi, che per l'occasione assumono un aspetto più mondano del solito. Si vende di tutto, dall'oroscopo per l'anno nuovo...

...ai daruma, la bamboline beneauguranti senza occhi (si esprime un desiderio dipingendone uno, e se il desiderio si avvera si dipinge anche l'altro)...

...e non può naturalmente mancare la frutta caramellata!
Il tempio in cui siamo andate è il tempio di Gion, lo Yasaka-jinja.

venerdì 18 dicembre 2009

Gion

Il Giappone è un mondo-non mondo, un universo parallelo che non resisterebbe cinque minuti nel mondo reale.

Qui dove gli autisti dei bus si inchinano alla fine del turno sopravvivono ancora le geishe o, più precisamente, le maiko (apprendiste geiko) e le geiko.

Sono creature misteriose che escono solo la notte e che si incontrano nel quartiere di Gion.

Esistono apparentemente ragazze di 15 anni che lasciano tutto per finire all'inferno. Vengono assegnate a una madrina, che finanzierà il loro costosissimo studio per 5 anni e a cui - una volta diventate geiko -dovranno rinfondere i debiti accumulati. Una geiko si distingue per le elaboratissime acconciature (sopra due tipici ornamenti per capelli) e per i kimono più sgargianti, che servono a sopperire alle loro lacune nel campo della conversazione, della danza e dell'intrattenimento.

Maiko e geiko hanno vivono in alloggi tradizionali che si riconoscono dalle targhette esposte fuori dalla porta. Nella casa sopra vivono ad esempio 7 ragazze, di cui 5 hanno lo stesso nome. Per tradizione infatti le geiko assegnano alle maiko un nome d'arte.

La Shinbashi Dori, su cui si affacciano molte sala da tè tradizionali, è una delle vie più belle di tutto il Giappone.

La Hanami-koji -un'altra zona ad alto tasso di geiko e maiko - è una delle pochissime vie di Kyoto dove non si vedono i caratteristici pali della luce e grovigli di cavi.

Quell'edificio in fondo non è una prigione, ma la scuola delle maiko. Le lezioni cominciano verso le 10 di mattina e terminano verso le 3 di pomeriggio, quando le ragazze cominciano a truccarsi per i tea party a cui devono recarsi ogni sera e che durano circa fino alle 2 di notte. Niente amici, niente famiglia, niente telefonino, niente televisione, niente vacanze.

Non per nulla le giapponesi normali a Gion ci vengono solo per le foto del matrimonio.
Su questo ponte è stata girata una famosa scena del film Memorie di una geisha.